Il passaggio dell’uomo, avvenuto tra 12.000 e 8.000 anni fa, da un’economia di caccia e raccolta all’agricoltura rappresentò una svolta di enorme portata culturale. Questa transizione rese possibili insediamenti stabili, maggiore sicurezza alimentare e, di conseguenza, lo sviluppo delle prime civiltà. Il passaggio non fu immediato: per ottenere piante produttive fu necessario partire da specie selvatiche e selezionare nel tempo quelle con caratteristiche più vantaggiose. In altre parole, avvenne una vera e propria domesticazione delle piante.
L’esigenza di ricordare e preservare questa storia di millenaria relazione tra mondo vegetale e società umana, tuttora in atto, ha portato alla creazione di una mostra permanente che espone in vivo le specie selvatiche progenitrici dei moderni cereali coltivati, come Aegilops speletoides, Triticum urartu, T. tauschii o T. dicoccoides. Accanto ad esse sono esposte cultivar ed ibridi attuali di avena, orzo, frumento duro e tenero. Accanto alle coltivazioni, una serie di pannelli illustrativi approfondisce nel dettaglio il processo di domesticazione.

L’esposizione comprende inoltre anche specie selvatiche e cultivar di solanacee, in particolare quelle da cui derivano pomodoro, melanzana e altre importanti specie ortive.
La mostra, in questa prospettiva, contribuisce a preservare e far conoscere specie e cultivar antiche, spesso dimenticate, custodendo un prezioso patrimonio genetico plasmato in millenni di selezione.
- Avena sterilis
- Triticale
- Secale vavilovii
- Triticum boeoticum
- Aegilops speltoides
- Secale cereale
- Triticum tauschii