L’acqua è una delle risorse più preziose della Pianura Padana, dove spesso riaffiora naturalmente dal suolo tramite le risorgive, fonti che, quando vengono gestite dall’uomo, prendono il nome di “fontanili”.
Questo fenomeno è stato ricreato artificialmente in Orto Botanico, fin dalla sua apertura, portando alla costituzione di un laghetto e di un ruscello ad esso collegato, in cui si vanno a creare ambienti adatti ad ospitare specie acquatiche e ripariali.

Marsilea quadrifolia

Carex grayi
Al centro dello specchio d’acqua si sviluppano specie radicanti sul fondo come le ninfee (Nymphaea alba e Nuphar lutea), mentre lungo le rive trovano spazio il giaggiolo acquatico (Limniris pseudacorus), la salcerella comune (Lythrum salicaria), giunchi e tife, in un contesto seminaturale che raggiunge la massima espressione nell’habitat dell’Ontaneta, collocata in parte sulla sponda nord e in parte sull’isolotto centrale, non accessibile. In esso, grazie al ridotto disturbo e all’isolamento naturale, è stata istituita una zona dedicata alla conservazione delle popolazioni locali di anfibi quali la rana di Lataste, i rospi comuni e smeraldini e la raganella. La necessità di coltivare specie vegetali rare o di difficile gestione ha portato alla creazione di un settore dedicato composto da dieci vasche, al cui interno sono presenti piante parte di progetti di conservazione ex situ, tra cui Isoetes malinverniana, Hippuris vulgaris, Utricularia vulgaris, Nymphoides peltata, Plantago uniflora, Eriophorum angustifolium e Marsilea quadrifolia.